CASTELSANTANGELO: DIMENTICATE ANCHE LE STRUTTURE NON COLPITE DAL SISMA, IL CAPANNACCIO

di Giulio Lattanzi 

Sono passati tre anni dagli eventi sismici del 2016 per il Centro Italia e la ricostruzione deve ancora venire (si è detto, sui giorni, della tragedia, di tutto e di più. Si è ricordato che i politici o politicanti – non la politica che è una cosa seria – che hanno visitato le nostre terre hanno affermato che non saremmo mai stati lasciati soli, che i nostri paesi sarebbero stati presto ricostruiti più belli e più forti di prima…Niente di più falso!):  le ricorrenze sono importanti se si affrontano i problemi e poi si risolvono, altrimenti sono cerimonie – abbiamo assistito a troppe – che lasciano il tempo che trovano.
In questi lunghi anni di promesse abbiamo capito, senza alcuna polemica, che il nostro Paese è maggiormente portato all’emergenza più che alla prevenzione e alla ricostruzione: non fa tesoro della storia sismica dell’Italia e dei modi con i quali si è trattata la difesa del cittadini, dei loro interessi…
I governi che si sono succeduti hanno nominato tre Commissari (uno per ogni esecutivo – si sa bene che in ogni terremoto c’è chi ci guadagna e chi perde -: si sono definiti provvedimenti che incosapevolmente hanno favorito questa linea a partire dalle delocalizzazioni che hanno privilegiato alcuni commercianti che hanno insediato le proprie attività verso la ricca costa o in regioni diverse da quelle di provenienza…) e forse il Conte II° ne nominerà burocraticamente un altro, senza che siano affrontati né politicamente né tecnicamente i temi fondamentali che i sismi hanno aggiunto all’economia già povera della montagna.
Quest’anno è diminuita la presenza di persone, forse dovuta anche alla mancanza delle seconde case e ai ritardi nelle costruzioni di bed and brekfeast, alberghi provvisori, strade (quella per Castellucccio e il paese stesso, la cui forte attrazione, dava rilevanza economica anche alle valli sottostanti a partire da Castelsantangelo sul Nera), campeggio, costruzione di siti per roulotte e case provvisorie. In generale è diminuita la presenza di affezionati, appassionati, attaccati a questo territorio, di “curiosi”, di visitatori o turisti, e il “disenteresse” aumenterà in inverno quando gli impianti scioviari da Monte Prata ad altri non riapriranno: poi il Parco dei Sibillini – è più una spesa che un investimento per l’ambiente – ha preferito non fare niente, così è stato, durante gli anni in attesa della ricostruzione, ma nella “ripresa” doveva fare la sua parte per un turismo sostenibile tra i sentieri già presenti, attirando in varie forme i visitati nelle aree protette.

Il Sindaco, Mauro Falcucci, di Castelsantangelo sul Nera assieme ad altri hanno fatto il proprio dovere – non tutte le zone terremotate, da Camerino all’alto Nera, sono uguali – ma purtroppo non basta, perché le voci giuste sono rimaste “isolate”.
Tra le poche strutture ed edifici che sono stati risparmiati dal sisma c’è il Cappannaccio, tanto è vero che è stato per lungo tempo, durante il terremoto, la sede della Protezione Civile del Comune di Castelsantangelo sul Nera: non sono mai riuscito a capire – sicuramente ci sono delle problematiche che io non conosco – perché quell’ambiente di ritrovo e d’incontro per i giovani del luogo, e che venivano da fuori, non sia stato aperto al pubblico, e non penso che sia solo un problema finanziario.
Voglio ricordare la storia di questa struttura e chi la ideò (1967 Presidente Pro Loco Giorgio Lorenzetti) e realizzò assieme ad altri: Gino Funari e Rodolfo Falconi.
Fu prima un ritrovo-balera per i giovani, in legno e canne, e poi si pensò, per la mancanza di servizi, ad una struttura di riferimento per le nuove generazioni. Quanti figli hanno vissuto e sono tornati nelle nostre terre, e quale attrazione rappresentava il Capannaccio tutte per le valli di montagna e gli universitari di Camerino? Moderna e curata in ogni sua parte, che non è mai stata una concorrente delle attività commerciali presenti nel territorio, in questa difficile situazione, potrebbero essere gli stessi commercianti del luogo a rilanciare il Capannaccio: insomma vorrei una comunità più unita, meno anziana e spopolata, che integrata guardi al futuro.

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