A QUATTRO ANNI DAL TERREMOTO

di Giulio Lattanzi

Ha ragione da vendere, il Presidente della Repubblica, quando dice che la ricostruzione delle zone terremotate è in forte ritardo, alla  quale si aggiunge, purtroppo, la mancanza di una seria politica di prevenzione non solo sugli eventi naturali (non si capisce perché la soluzione della “prevenzione” sia possibile in altri Paesi e nel nostro no), ma anche sull’abusivismo, i disastri idrogeologici…: resta sempre più “visibile” la scelta dell’emergenza, anche se costa di più ai cittadini, non solo sul piano economico. A Genova sia il Presidente della Repubblica che il Presidente del Consiglio hanno permesso di discriminare – non ci sono giustificazioni – una parte di Italiani: i terremotati.

Piango per le vittime, assurde ed ingiustificate, del Ponte Morandi, ma permettetemi di ricordare i morti, i paesi distrutti dal terremoto del centro Italia, morti che sono uguali a quelli di Genova.
Sono passati 4 anni assieme alle promesse fatte e non mantenute, prova ne è che quelle erano parole di circostanza, tanto è vero che – a
distanza dai tragici eventi dei tremendi terremoti del 2016 nel Centro Italia – solo qualche giorno fa sono state ritrovate sotto le macerie, le campane di S. Benedetto di Norcia patrono d’Europa. Speriamo che le numerose opere d’arte o supposte tali dalla credenza popolare, presenti nelle Chiese o nei palazzi civici dell’alto Nera (Regione Marche) siano state salvate e si possano rivedere (magari virtualmente attraverso progetti studiati ad hoc) per il bene degli anziani abitanti, dei pochi turisti e visitatori e dei sostenitori del territorio.

Sono stato lontano da Castelsantangelo sul Nera (MC) paese in cui vivo da anni e uno degli epicentri del terremoto del 2016 -, dalla “casetta” fornitaci dalla protezione civile (SAE – soluzione abitativa di emergenza) dopo i  danni del sisma, perché era necessario e poi ancora l’obbligo di rimanere in casa per la pandemia, ma il mio pensiero era sempre rivolto alle zone terremotate dei Sibillini e ai tanti paesi di montagna sparsi in Italia.

Quest’estate, man mano che risalivo la strada per Castelsantangelo sul Nera (sapevo che la strada, dopo 4 anni, per Castelluccio di Norcia era momentaneamente aperta e che i lavori sarebbero ripresi a Settembre prossimo, non sapevo, sempre dopo 4 anni, se gli impianti sciistici di Monte Prata avrebbero riaperto in inverno) ho visto il Cimitero ancora distrutto – sui giornali era apparso che la Regione aveva da tempo finanziato i lavori per il cimitero -, i giardini e il Capannaccio “abbandonati”, le zone rosse ancora presenti, tante macerie, la comunità ristretta prevalentemente alle casette, ai bar, agli alimentari poi, all’anniversario dei 4 anni – ringrazio la presidente della ProLoco Angela Cesaretti – ci hanno offerto in piazza S. Spirito, a dieci metri da casa e tra le case distrutte, un magnifico spettacolo rievocativo di quelle tristi giornate. Speravo che il Parco Nazionle dei Sibillini avesse riattivato e promosso i sentieri naturalistici ma forse, come al solito, è meglio non fare niente per lo sviluppo del territorio ed essere fiscali e burocratici: tutti sono convinti (dalla Regione al Sindaco, dalla Provincia al Parco…) di aver fatto e di fare il proprio dovere – è sicuramente così – ma dopo 4 anni va riconosciuto che la ricostruzione va perlomeno a rilento.

La ricostruzione post-terremoto si farà – non sappiamo ancora come e in che tempi – ma sarà lenta, burocratica, e sarà trattata come una normale pratica da evadere che ha tempi lunghi: a dimostrazione di questa situazione, nella passerella di Villa Pamphili, il tecnico Colao nei suoi 81 punti di intervento per la crescita del Paese si è dimenticato – la stessa cosa ha fatto il Presidente Conte – dei terremoti del centro Italia: ora si è trovato un Commissario al terremoto giusto, Legnini (pare che abbia rimediato alla doccia fredda del no agli stanziamenti per il sisma al bilancio e sa come migliorare il testo dei finanziamenti previsti per il terremoto dal decreto Agosto), ma la gente deve sapere che le scelte non sono mai tecniche ma politiche.

La narrazione dei territori terremotati e della montagna, delle zone interne, è il continuo spopolamento (la diminuzione della popolazione nel cratere sismico montano, a partire da Camerino, è di più di 5.000 persone, e solo nell’alto Nera di 231), l’eliminazione o la diminuzione dei presidi sanitari ed ospedalieri, la carenza di nuova occupazione, l’accentramento obbligato e il trasferimento di alcuni servizi, l’uso delle risorse montane per i territori a valle della regione

Il governo investa in cultura (troppi centri di aggregazione nei territori terremotati sono sottoutilizzati) e il Ministro delle autonomie Regionali, Boccia, investa in attività produttive, fiscalità di vantaggio, aree franche… insomma, nei territori terremotati,  nella montagna nella quale abitano, tra alpi e appennino, 11 milioni di persone, ad oggi ancora invisibili.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *